torna su
Studio ArchiGRAPHOS, Via Prato VI, Prato Perillo, 84039 - Comune di Teggiano, Vallo di Diano, Provincia di Salerno. Tel/fax: 0975 73631; e-mail: archigraphos@hotmail.it
Architetto Alessandro D'Aloia - (+39) 349 4940763
Geometra Paolo D'Aloia - (+39) 339 2384356
logo
Studio di progettazione, etc..



VIDEO RACCONTO PARZIALE DEL WORKSHOP DEL 17 E 18 GENNAIO 2014 A SASSANO (SA) GOVERNARE LE TRASFORMAZIONI DEL PAESAGGIO STORICO URBANO
Alessandro D'Aloia 01/2014


Il 17 e 18 gennaio 2014, presso Palazzo Babino nel centro storico di Sassano (SA) si è tenuto un workshop di 2 giorni intitolato Governare le trasformazioni del paesaggio storico urbano (vedi locandina dell'evento) e organizzato da Cilento Labscape e DiArc (Dipartimento di Architettura della Federico II). Si è trattato di un’iniziativa che ha coinvolto molti soggetti, dall’Università Federico II, agli Enti territoriali, quali la Soprintendenza, a quelli professionali come l’Ordine degli Architetti della Provincia di Salerno, alle imprese e alle istituzioni di credito locali, alle associazioni di vario tipo che operano sul territorio, con molti contributi di studiosi provenienti da altre realtà accademiche e non. Una sintesi esaustiva di una simile esperienza è quasi impossibile, così come lo è cercare di dare un giudizio definito. Senz’altro lo sforzo di coinvolgimento delle categorie citate sul tema dei centri storici è lodevole ed utile, dal momento che segna una differenza rispetto al passato. Si può dire, finalmente, che c’è un dibattito, anche piuttosto acceso, su un tema centrale per l’urbanistica italiana e quella del nostro meridione in particolare: il paesaggio urbano storico.  Anche se non si è registrata, come ci si poteva aspettare e salvo qualche eccezione, la presenza massiccia degli enti istituzionali di governo del territorio con i loro uffici tecnici, si può affermare che il workshop ha elevato l’orizzonte del dibattito, mostrando la diffusione della coscienza che l’urbanistica odierna non è più quella della crescita quantitativa a prescindere, quanto quella della crescita qualitativa del costruito esistente, come a dire che è ormai evidentissimo che viviamo la transizione dalla “generazione urbanistica” della crescita, ormai stanca, a quella della trasformazione. In questo contesto generale la posizione privilegiata è occupata dagli abitati storici, che non emergono solo in quanto concrezioni del passato da conservare per una sorta di “valore di antichità” da preservare ad ogni costo, ma proprio in quanto concreti modelli insediativi alternativi allo sprawl contemporaneo, in grado cioè di inserirsi virtuosamente, per una loro natura intrinseca, in una concezione di sviluppo, che in futuro sarà costretta a rimodulare forzosamente le proprie velleità. Lo scopo di questo video-racconto, per forza di cose parziale e limitato al solo secondo giorno di lavori, non è quello di rendere conto dell’intero workshop, ma molto più semplicemente quello di evidenziare alcuni tra gli spunti più interessanti emersi, con il supporto della videoregistrazione di alcuni di essi. Per questo motivo si parte con il contributo della Prof.ssa Emanuela Coppola (consulenza tecnico-scientifica al PUC di Sassano) volto ad inquadrare, con alcuni dati significativi, il problema dell’abbandono dei centri storici, che al netto della dinamica migratoria verso altre realtà territoriali (problema atavico del Meridione) sono segnati, in più, da una dinamica tutta interna di “discesa a valle”, vale a dire, da un abbandono dei centri storici a favore di una residenza di tipo “contemporaneo”, le cui ragioni sono riconducibili più ad una specifica cultura dell’abitare che a motivazioni di carattere economico, dal momento che tale dinamica si rivela, tanto sul piano individuale quanto su quello collettivo, sostanzialmente, antieconomica. Tale scelta “culturale” degli ultimi 5-6 decenni, in fondo così opposta alla tradizione residenziale che ha caratterizzato storicamente i nostri territori, andrebbe indagata più approfonditamente in relazione ai cambiamenti del costume di vita indotti da modelli esogeni provenienti da culture in cui i centri antichi neanche esistono. In questa strana discesa a valle, si è finito col creare un’opposizione, precedentemente inesistente, tra casa e paese.

Search engine friendly content

Si continua con l’intervento dell’architetto Francesco Ruocco, a nome del ReFrame Workgroup, già presente nelle pagine del sito che riportano il convegno tenutosi a Teggiano il 15 giugno 2013, sul tema della rivitalizzazione dei centri storici (al quale abbiamo partecipato con il seguente contributo). L’architetto Ruocco spiega l’approccio che ha informato la proposta di emendamento della Legge Regionale 26/02 (scarica il Pdf della proposta di Legge Regionale), al fine di evitare l’artificiosa separazione, intrinseca alle leggi urbanistiche, tra pianificazione degli interventi sui centri storici, sempre demandata a futuri “piani di recupero” che di fatto differiscono solo il non-intervento, e resto del territorio comunale. Molto pertinente anche l’accenno al problema dell’adeguamento normativo del costruito storico, il quale non può più essere, soprattutto dal punto di vista antisismico, considerato secondo una “prevenzione sismica sulla singola unità”, ma ha bisogno, quanto meno, di una visione “per ambiti” o “aggregati” basata su un approccio al problema in termini di “vulnerabilità sismica urbana”.

Search engine friendly content
A questo intervento è seguito quello del dott. Antonello Aumenta, direttore della Banca di Credito Cooperativo si Sassano, che con molta schiettezza, ha esplicitato la visione tipica degli istituti di credito, i quali, per ragioni ovvie, debbono guardare alla remuneratività economica dei propri investimenti. Da questo particolare punto di vista, il dott. Aumenta, ha sottolineato che non tutti i centri storici sono davvero belli e che spesso il tipo di investimento che essi richiedono non è giustificato sul piano strettamente economico. Niente di più vero, se si astrae dal fatto che i centri storici, belli o brutti che siano, rappresentano un modello insediativo specifico, il cui valore non è riconducibile esclusivamente alla loro bellezza, ma ad una serie di relazioni che essi sono in grado di instaurare tra i loro abitanti. Un paese infatti non è solo un artefatto in cui far arrivare i turisti, ma prima di tutto un modo di conformare la vita associata e relazionale di chi lo abita.

Prima dell’inizio della “tavola rotonda”, configuratasi sostanzialmente come una conferenza, la Prof.ssa Serena Viola, ha riportato il risultato dei “tavoli di discussione” del giorno precedente, e approfittando della presenza della Soprintendenza, ha posto la questione fondamentale per chiunque voglia interessarsi concretamente di progetti che riguardino interventi nei centri storici e vale a dire: quale approccio condiviso adottare al fine di non incorrere nella discrezionalità di giudizio riguardo ai progetti sottoposti al vaglio delle Sovrintendenze? Nonostante l’assenza del sovrintendente BAP di Av e Sa, Gennaro Miccio, l’architetto Giovanni Villani, ha provato a rispondere alla questione posta dalla Prof.ssa Viola dicendo che la Sovrintendenza andrebbe considerata quale organo di consultazione già durante la fase preparatoria dei progetti e non solo a valle delle richieste di autorizzazione, quando i progetti sono già definiti. La risposta è senz’altro interessante, anche se non sempre si riscontra, nella pratica professionale, una chiara disponibilità all’interlocuzione costruttiva con i progettisti da parte degli uffici delle sovrintendenze. Altro suggerimento dell’arch. Villani è stato quello di utilizzare lo strumento della “verifica dell’interesse culturale” (art. 12 del Codice dei Beni culturali), che può essere chiesta per ogni immobile pubblico sotto vincolo, in modo da eliminare la necessità del parere della Sovrintendenza nell’eventualità che tale interesse culturale sia assente. Purtroppo però tale strumento non sembra essere idoneo anche nel caso di immobili privati, che restano, quando sotto vincolo, sempre soggetti ai pareri, anche se privi dell'interesse culturale. Segue poi l’intervento del prof. Moccia docente di urbanistica della Federico II (altra consulenza tecnico-scientifica al PUC di Sassano), utile contrappunto alla visione economicista e turistica del recupero urbano. Essenziale è per il Prof. Moccia, recuperare i centri storici per i propri abitanti, secondo una logica che ridimensioni adeguatamente la funzione turistica, la quale non potrà mai, da sola, rappresentare una reale spinta propulsiva per tutti i centri storici del nostro territorio e soprattutto per quelli delle aree interne. Egli tratta lucidamente anche il problema della insostenibilità, soprattutto economica, dei modelli di crescita urbana ad libitum, suggerendo come l’urbanistica del futuro abbia le proprie radici nel passato.

Search engine friendly content
L’ultimo video disponibile, estremamente godibile, è quello dell’intervento del “paesologo” Franco Arminio (di cui sul sito è leggibile un libero estratto dal suo recente libro Geografia commossa dell’Italia interna). Purtroppo il video è mosso all’inizio e, dato l’orario, forzosamente corto. Arminio racconta di un popolo boccheggiante per la stanchezza che ha bisogno davvero di abbracciarsi come le case dei paesi. Si tratta di un esempio concreto della sensibilità con la quale bisognerebbe avvicinarsi alla tematica dei paesi del Mediterraneo Interiore.

Search engine friendly content

Altra questione potenzialmente molto pertinente al discorso, e tangente agli spunti dell’arch. Ruocco sulla prevenzione antisismica, è quella riconducibile al contributo del Prof. Renato Sparacio, che ha analizzato l’evoluzione della normativa tecnica delle costruzioni e il suo passaggio dal determinismo al probabilismo statistico. Il discorso, potenzialmente fecondo, non è stato sviluppato per motivi di tempo ed ha perciò mancato, ad avviso di chi scrive, il proprio fuoco. È infatti evidente che lo sviluppo “per strutture complesse”, per di più in muratura, del costruito storico, richieda, per ragioni ovvie, di superare le metodologie di calcolo deterministico ed esatto che hanno informato l’antisismica italiana sino ad oggi. Tali metodologie rispondono bene alla situazione urbanistica del costruito contemporaneo, che si configura per edifici isolati, ma molto meno alla situazione urbanistica dei centri storici, nei quali gli edifici, rientrando in cortine edilizie comprendenti molteplicità di strutture tra loro connesse, non permettono, a ben vedere, un calcolo, ed il conseguente intervento di consolidamento, per “singole parti”. Non avrebbe, in effetti, molto senso consolidare una singola unità immobiliare, senza curarsi di conoscere il comportamento statico delle strutture adiacenti. Da questo punto di vista, i centri storici pongono una problematica che chiede alla normativa antisismica uno sforzo di innovazione scientifica ancora in itinere. C’è infatti da dire che qualcosa in tal senso si sta muovendo, si vedano infatti «Linee guida per la valutazione e la riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale con riferimento alle Norme tecniche per le costruzioni di cui al decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti del 14 gennaio 2008», che per la prima volta consentono l’implementazione di modelli di calcolo applicabili, con una certa logica e facilità, anche alle murature e non solo ai materiali isotropi come, ad esempio, il c.a. e l’acciaio. Il fatto sostanziale è che le murature dei centri storici, richiedono un approccio che punti più al miglioramento statico, che all’adeguamento antisismico vero e proprio e che tale istanza non è risolvibile, come fatto finora, mediante l’isolamento strutturale attraverso l’introduzione di “giunti tecnici”, i quali presuppongono lo stravolgimento del comportamento statico delle strutture su cui si interviene. I centri storici devono cioè essere studiati nel loro insieme, secondo un metodo di conservazione integrata, in cui ciò che viene conservato è anche il comportamento statico degli edifici storici.

Ha chiuso gli interventi il Prof. Fusco Girard, che data la sua impostazione da professore di estimo, ha inevitabilmente ricondotto il discorso sul terreno, per la verità alquanto angusto, della domanda e dell’offerta, che purtroppo rischia di continuare a guardare con occhi vecchi ad una situazione nuova.