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IL CENTRO STORICO DI SALUZZO, MODELLO DI CONSERVAZIONE. L'autenticità come sostanza della storia
Alessandro D'Aloia 09/2019

Continua la pubblicazione dei libri fotografici di architettura. Questa volta il tema è il restauro urbanistico e in particolare il caso esemplare di Saluzzo, piccolo borgo, storicamente molto importante, in provincia di Cuneo. Il testo, di Silvia Beltramo e Paolo Bovo (disponibile anche nella pubblicazione originaria), che accompagna le immagini rende conto dettagliatamente della metodologia progettuale che ha permesso di mettere a punto la strumentazione urbanistica capace del risultato illustrato, non esaustivamente, dalle fotografie. Il valore scientifico del lavoro portato a compimento a Saluzzo è tale da assurgere a modello di riferimento per l'intervento qualificato di restauro negli insediamenti storici, contro le pratiche opposte, purtroppo sempre più consentite di fatto, che fanno capo alla "sostituzione edilizia". La pubblicazione fotografica in Pdf  è scaricabile cliccando sull'anteprima in fondo alla pagina, di seguito invece la breve nota dell'editore che chiude la pubblicazione.
 
Nota dell'editore - Sostituzione edilizia: tarlo della conservazione
Il paesaggio storico urbano rappresentato in queste pagine ha la capacità di far provare al visitatore la netta sensazione di un viaggio nel tempo. Questo accade grazie ad un contatto autentico con quella “patina di antichità” che emana dalla materia di cui la Saluzzo antica è fatta. Tale materia non è solo la struttura dell’architettura storica di Saluzzo ma anche ciò che riveste questa struttura. Ed è proprio grazie a questa presenza, quella degli intonaci tinteggiati, che una passeggiata a Saluzzo rimane così impressa, differenziandosi, ad esempio, da una passeggiata tra rovine archeologiche. Qui il visitatore non deve tentare di ricostruire mentalmente l’ambiente urbano in cui si sarebbe trovato immerso qualche secolo prima, perché questo ambiente, fatto di colori, di motivi geometrici o figurativi, avvolge materialmente le strutture urbane conservate e con esse il visitatore stupefatto. Si tratta di una presenza comunque stratificata, che racconta di epoche diverse, le quali si manifestano plasticamente mediante le aperture disposte secondo ritrmi differenziati sui medesimi prospetti. Le tracce degli archi ogivali resistono in parte alle successive aperture a croce guelfa, così come tracce di finti bugnati ed affreschi giunti fino a noi tramandano, incredibilmente, l’immagine dell’estetica urbana rinascimentale. Il testo di Silvia Beltramo e Paolo Bovo, incontrato per caso dopo aver visitato Saluzzo, rende conto scientificamente dello straordinario fenomeno conservativo di Saluzzo, che le fotografie invece cercano di documentare. Questo testo dà ampia dimostrazione del come sia possibile preservare materialmente il “valore di antichità” di riegeliana memoria. Ma il senso della pubblicazione è quello di fornire un documento visuale della bellezza della conservazione “autentica”, quella che non ammette di eludere il problema della materia attraverso la riproduzione delle sole forme storiche, come sempre più spesso invece accade in una prassi suicida capace di negare la relazione tra forma e propria tettonica con il risultato di produrre manufatti posticci privi tanto di passato quanto di presente. Riaffermare la banalità di questi principi del restauro può sembrare superfluo sul piano teorico, ma purtroppo è assolutamente necessario dal momento che la pratica della “sostituzione edilizia” è il tarlo che sta lentamente erodendo le compagini antiche degli insediamenti storici un po’ dappertutto a dispetto tanto dei principi teorici quanto degli enormi progressi sul piano delle tecnologie di intervento che permetterebbero di preservare il costruito in muratura con azioni coerenti con i propri sistemi statici, nell’ottica del miglioramento sismico in luogo di quella dell’adeguamento. L’aspetto paradossale dell’enorme successo della “sostituzione edilizia” è rappresentato dal fatto che questa pratica colpisce oggi ciò che miracolosamente è giunto a noi scampando a ben altri cataclismi naturali o di Stato come, al esempio, la L. 219/81 in Basilicata e Campania. Risulta chiaro come non possano mai raggiungersi risultati lontanamente paragonabili a quelli illustrati in questa pubblicazione fotografica se in gran parte del resto d’Italia si continua a demolire per ricostruire poi secondo medesima sagoma e volumetria, magari dopo aver ottenuto titolo per “riparazione” ed aver demolito in pieno centro antico protetti dalla foglia di fico dei teloni di occultamento dei cantieri con la compiacenza di funzionari comunali e sovracomunali.

Anteprima-Saluzzo